Skip to main content
News

Nei quadri elettrici moderni, il differenziale si sceglie in base ai carichi (non “per abitudine”)

By Marzo 11, 2026No Comments

Per anni lo abbiamo sentito ripetere ovunque: “in casa c’è corrente alternata sinusoidale, quindi basta un salvavita tipo AC”.
Una regola che ha funzionato per molto tempo, ma che oggi non è più sufficiente.

È vero: dalla rete arriva una corrente quasi sinusoidale. Ma già all’ingresso dell’impianto la forma d’onda non è mai perfetta, anche per effetto delle armoniche. E soprattutto, dentro molte apparecchiature moderne, la corrente non è più una sinusoide “pulita”: l’elettronica di potenza la raddrizza, la spezza e la modula, modificando completamente il comportamento delle dispersioni.

Ed è qui il punto: un differenziale tipo AC, progettato per rilevare dispersioni in alternata sinusoidale pura, può non intervenire correttamente in presenza di correnti “distorte” o con componenti pulsanti e continue. Con il risultato che la protezione può diventare inadeguata, proprio dove serve di più.

Per questo oggi esistono diversi tipi di differenziali:

  • Tipo A: rileva anche correnti pulsanti, tipiche dei carichi elettronici.
  • Tipo F: gestisce correnti pulsanti e anche componenti multifrequenza (inverter e motori a velocità variabile).
  • Tipo B: rileva anche correnti continue (DC), ed è spesso indispensabile con fotovoltaico, inverter e UPS trifase, oltre che per la ricarica delle auto elettriche.

In un appartamento anche piccolo (ad esempio un monolocale con piano a induzione, frigorifero, condizionatori e microonde), installare solo differenziali tipo AC oggi non è una scelta corretta né dal punto di vista tecnico né della sicurezza.

La regola da tenere a mente è semplice: il differenziale va scelto in base al carico, non per abitudine. Perché l’impianto di oggi non è più quello di ieri.