Di Luca Baldin
Il 21 novembre, a Smart Building Expo, si è tenuto il consueto appuntamento col Forum Smart Installer. Riassumo qui, per chi non c’era, i contenuti del mio intervento di apertura.
In Italia il mondo dell’installazione vive una fase di trasformazione profonda, sospeso tra un mercato in forte espansione e una struttura produttiva che fatica a tenere il passo. Parliamo di un comparto composto da oltre 170 mila imprese e più di mezzo milione di addetti, delle quali 60 mila nel settore elettrico: una costellazione di realtà piccole, spesso piccolissime, che rappresentano la spina dorsale del settore impiantistico, ma che al tempo stesso ne rivelano tutti i limiti strutturali. Il 95% delle aziende conta meno di dieci dipendenti, con prevalenza di ditte individuali. Una frammentazione che frena investimenti, innovazione, programmazione.
Sul fronte della domanda, i numeri parlano chiaro. Il fotovoltaico continua a correre: alla fine del 2024 erano in esercizio 1,88 milioni di impianti, per un totale di 37 GW, con oltre 280 mila nuovi allacci solo nel 2024. Anche le pompe di calore mantengono volumi importanti, consolidando l’Italia tra i principali mercati europei nonostante il rallentamento generale del continente
Una spinta che genera un fabbisogno crescente di tecnici, ma che spesso resta senza risposta.
Il tema centrale è il mismatch tra domanda e offerta. Da un lato servono competenze nuove — green, digitali, orientate all’integrazione dei sistemi; dall’altro il bacino di manodopera non cresce, non si rinnova, non si forma abbastanza velocemente. Gli studi parlano di milioni di professionalità “introvabili”, circa 2,2 milioni considerando i profili tecnici green più richiesti.
Un problema amplificato dal ricambio generazionale quasi assente: l’età media sale, l’ingresso dei giovani non compensa le uscite, e molte imprese vivono di un’esperienza che non si tramanda e che talvolta non è più nemmeno l’esperienza che serve al mercato.
A rendere tutto più complesso intervengono altri fattori: percorsi formativi non sempre allineati alle tecnologie emergenti, retribuzioni poco attrattive, instabilità normativa che frena la possibilità di investire sul lungo periodo, geografie produttive dove la domanda supera di gran lunga l’offerta locale di manodopera specializzata.
E mentre l’Europa spinge verso ondate di ristrutturazioni energetiche — milioni sono gli interventi previsti nel quadro della nuova EPBD — il settore italiano rischia di non essere pronto a rispondere a una sfida che richiede scala, qualità, visione.
In questo scenario emerge con forza la necessità di una nuova figura professionale: lo Smart Installer. Un tecnico abilitato secondo il DM 37/08, capace non solo di installare impianti, ma di integrarli, monitorarli, gestirli in ottica intelligente, puntando a efficienza energetica, risparmio idrico, sicurezza, comfort, manutenzione predittiva. Una figura che rappresenta la naturale evoluzione dell’installatore tradizionale dentro edifici che diventano sempre più digitali e sempre più complessi.
Se vogliamo cogliere davvero le opportunità della transizione energetica e della smart building revolution, il punto non è solo “avere più tecnici”, ma avere tecnici diversi: formati, aggiornati, capaci di leggere un impianto come parte di un ecosistema. È qui che si gioca il futuro di un settore che può diventare protagonista — a patto di trovare il coraggio di cambiare.

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari.
Dirige la rivista Smart Building Italia.